L’adattamento cinematografico: miracoli e fallimenti di un fenomeno moderno

La questione degli adattamenti cinematografici è sempre stata spinosa.

Fin da quando il cinema ha acquisito un’impronta più narrativa, le fonti da cui andare a pescare nuove storie si sono divise tra idee originali e adattamenti da altri medium.
Basti pensare ai primi classici Disney, che traevano spesso ispirazione da fiabe (Biancaneve, Cenerentola e La bella addormentata nel bosco) o romanzi per bambini (Pinocchio, Bambi e Alice nel paese delle meraviglie).
Grandi successi ricordati da intere generazioni, ma anche pellicole capaci di sollevare le prime questioni riguardo a ciò che ci aspettiamo dall’adattamento di un’opera amata.

Oggi i fan sembrano dividersi in due fazioni: chi difende strenuamente la versione originale, al suono di “il libro è sempre meglio!”, e chi invece si mostra più tollerante, interessato a godersi il film senza fare confronti.

Sicuramente non esisterà mai una vittoria nè da una parte nè dall’altra, però l’argomento resta affascinante.
I produttori si trovano davanti a molte scelte difficili quando devono trasporre una storia da un medium all’altro.
Quali sono quindi state le strategie vincenti?
Esiste una formula per avere un successo sicuro?
Cosa distingue un grande fallimento da un capolavoro moderno?

Il problema della fedeltà all’originale

Il problema della fedeltà all'originale

Una delle critiche più facili da rivolgere a un film tratto da uno dei nostri libri o fumetti preferiti è che non si sia dimostrato fedele all’originale.
Durante la trasposizione in un nuovo medium è infatti inevitabile che vengano apportati dei cambiamenti, a volte grossi e di facile interpretazione, altre volte più discreti o incomprensibili.

Le variazioni possono riguardare molti aspetti dell’opera. Di solito hanno la funzione di adattarla meglio alle tempistiche del film, o di renderla più consona al pubblico a cui è diretto.

Pensare infatti che siano solo i fan dell’originale ad andare al cinema per vedere un adattamento è un grande errore.
Anche quando un film viene prodotto in seguito al successo di un romanzo, fumetto o videogioco, ambisce a trasmettere quella storia a più spettatori possibili.

Quali sono quindi i cambiamenti che vengono apportati, e perchè?

La trama

La trama museum week

Per chi conosce la versione originale, uno dei fenomeni più frustranti può essere l’omissione o la riscrittura di intere linee narrative.
Un passaggio spesso fondamentale anche per semplici questioni di tempo: di rado un film può permettersi di superare le due ore di durata, mentre saghe di fumetti possono durare anni, e romanzi occupare centinaia di pagine.

Ridurre la quantità di azione non è però l’unico obiettivo.
Un bravo regista può arrivare a condensare azioni importanti in poco tempo e introdurre con successo l’ambientazione in maniera molto più agile di un romanzo. Ciò che può impiegare svariati capitoli e molto tempo di lettura, grazie all’ausilio degli strumenti visivi diventa più immediato.

Quindi è possibile condensare una storia complessa in uno spazio ridotto, ma dobbiamo ricordare che oltre al tempo necessario per narrare la vicenda ha rilevanza anche il tempo che ci viene dato a disposizione per farne esperienza.

Un racconto ha bisogno di possedere un proprio ritmo, e questo è vero più che mai nel cinema, dove un film è pensato per essere consumato in un unica seduta a differenza del libro.
Per mantenere il giusto respiro viene quindi spesso fatta la scelta di ridurre gli archi narrativi a strutture più semplici.

È la sorte subita da una serie famosa come Harry Potter, che negli adattamenti cinematografici ha visto il susseguirsi di diversi registi e stili, con grandi differenze anche nella fedeltà ai libri.
Partendo dai primi titoli, con romanzi assai più brevi e adattati con buona fedeltà, per arrivare agli ultimi in cui le differenze tra libro e film diventano anche vistose.

Lo spirito

Lo spirito museum week

Quando cerchiamo di raccontare un libro o un film a un amico, è spontaneo tentare di spiegarne la trama. Nella narrativa questa ha un ruolo cruciale, ma non sempre è il punto più importante.
Può infatti essere intimamente legata al messaggio che l’autore desiderava trasmettere.

Ne è esempio celebre Michael Ende con La storia infinita, un titolo che molti ricorderanno per la famosa pellicola degli anni ’80, che narra le vicende di Atreiu, Bastiano, il Fortunadrago e altri bizzarri personaggi.
Un film di culto, un’avventura magica con un finale da happy ending in cui il protagonista vittima di bullismo sconfigge i suoi tormentatori grazie ai suoi nuovi magici amici.

Per quanto apprezzato dal pubblico, Ende osteggiò duramente il prodotto, fino a esigere (senza successo) di essere rimosso dai titoli di testa.
Ma quale è stata la fonte di tale disprezzo?

Oltre ad aver tagliato metà della trama del romanzo, i produttori del film avevano trasformato un testo profondo che avvertiva dei pericoli e delle attrattive dell’escapismo in poco più di una semplice storia fantastica.
Sottraendo parte dell’aspetto metanarrativo e degli insegnamenti della seconda porzione della storia, avevano sovvertito il significato dell’opera.

La cultura

La cultura museum week

Un ultimo aspetto, quello culturale, diventa evidente quando si tratta di adattare un’opera per un pubblico diverso da quello originale.
Grazie alla crescente globalizzazione, titoli sconosciuti in occidente diventano materia di investimento dell’industria cinematografica.

Esempi calzanti sono i recenti tentativi di adattare manga e anime giapponesi sul grande schermo.
Un esperimento che ha attirato un gran numero di registi, sia per grandi produzioni che per servizi come Netflix, che ne ha fatto quasi un’abitudine. Operazioni che ormai sono mal viste dal pubblico, a causa dei numerosi fallimenti: qualcuno ricorda lo sventurato Dragonball Evolution?

La barriera culturale è solo uno dei problemi nell’adattare queste opere, ma in alcuni casi diventa predominante.

Nel tentativo di attirare un pubblico occidentale che abbia poca dimestichezza col genere, non è raro che venga modificata l’ambientazione.
La storia mantiene i suoi punti principali, ma si svolge in un luogo diverso e talvolta anche un periodo diverso, per renderla più vicina agli spettatori.
Cambiamenti possono essere apportati anche allo stile dell’umorismo, che tende ad essere diverso in varie culture (lo humor giapponese ha canoni ben differenti da quello occidentale).
A differenza dell’umorismo e dell’ambientazione, però, aspetti legati alla situazione politica del paese di origine non riescono a mantenere il loro impatto a seguito di questo tipo di operazioni. La pur semplice critica sociale di titoli come Death Note si perde quando l’adattamento viene ambientato negli Stati Uniti, un paese con altre problematiche riguardo al sistema giudiziario.

Quando si mettono in atto strategie per tradurre la cultura, oltre alla lingua, ci si rivolge ad un pubblico diverso da quello che già conosce il titolo. Questo provoca spesso l’allontanamento di questi potenziali spettatori, al fine di raggiungere una platea più ampia.
Ma è veramente necessario arrivare a cambiare così radicalmente una storia?

Un esempio recente come Alita – Angelo della battaglia dimostra come un prodotto coerente anche se a primo impatto meno accessibile possa avere successo.

Ma noi, cosa ci aspettiamo?

Ma noi, cosa ci aspettiamo?

Gli elementi che distinguono e caratterizzano l’adattamento cinematografico dall’originale sono molteplici, variando da scelte stilistiche a obblighi di produzione e limiti dei mezzi.
In una tale complessità di fattori, cos’è che veramente ci aspettiamo da un prodotto del genere?
Cosa cerca il pubblico, cos’è che determina il successo o il fallimento?

Certo, sarebbe bello avere una risposta univoca a questa domanda.
Approcciando un’opera del genere ci aspettiamo divertimento.
Non tutti ne daremmo la stessa definizione, ma un film che non intrattiene difficilmente avrà successo.
Per essere godibile è necessaria una produzione solida, ma soprattutto coerenza, narrativa e nei temi.
I pochi elementi base fondamentali per ogni storia.

Due solide ore di buon intrattenimento bastano per molte persone, ma ci sarà sempre chi conosce e apprezza la versione originale, fino a difenderla strenuamente.
È dunque necessario un livello basilare di fedeltà, ma sarà una fedeltà che deve riguardare soprattutto lo spirito della storia, dei personaggi.
Certo, potrà dispiacere che alcune scene non vengano inserite nella trasposizione, ma non c’è tradimento peggiore che quello verso il significato della narazzione.

Che tale significato sia palesemente espresso oppure più difficile da comprendere, non fa differenza.
È dovere di chi si propone di creare l’adattamento cinematografico ricercarlo, capirlo e trasmetterlo ai nuovi spettatori.

Insomma, la necessità di pretendere rispetto e un certo livello di deferenza verso l’originale è spesso molto sentita.
Ma questo influenza la qualità del film?
Di certo non è necessario lo faccia, basta pensare al geniale Shining di Kubrick, una delle pellicole horror più conosciute e citate. Le differenze col libro sono fondamentali, eppure il film è fantastico quanto il romanzo da cui è tratto.

Dipende quindi tutto dal gusto personale, come sempre. Ma riflettere sugli elementi che ci fanno propendere per un giudizio piuttosto che un altro ci aiuta a capire meglio cosa vogliamo, cosa ci piace, e a diventare spettatori un po’ più consapevoli e autoconsapevoli.

Ma ora vogliamo sentire la tua opinione!
Cosa ti aspetti quando vai a vedere il film tratto dal tuo fumetto o romanzo preferito? Quali sono gli errori che non potresti mai perdonare?
Con quale criterio giudichi questi adattamenti?
Sono curiosa di saperlo!
Nel frattempo, non scordarti di dare una sbirciata alle nostre recensioni.

 

 

Un pensiero riguardo “L’adattamento cinematografico: miracoli e fallimenti di un fenomeno moderno

  1. Quando uscí “Il signore degli anelli” ero curioso e non avevo particolari aspettative. Avevo letto il libro diverse volte e dopo aver visto i tre film mi era tornata la voglia di rileggerlo. Sono rimasto piacevolmente soddisfatto perché i “cambiamenti” sono stati, secondo il mio parere, un arricchimento rendendo film e libro due capolavori. Stessa cosa per “Lo Hobbit” dove le modifiche presenti nel film (Azog su tutte) ha evidenziato la mia approvazione al realizzare un film ispirato e non plasmato sul libro. Non ha caso, io e mia figlia, abbiamo guardato e riguardato non so quante volte le due trilogie e riletto i libri.

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