“Eccedete in gentilezza”: la mia riflessione sullo speech di George Saunders

Su Quattrocchi è la settimana dedicata al tema Make a Difference, che culminerà nella giornata di domani, sabato 26, in quanto si festeggia sempre il quarto sabato di ottobre.

Ecco, fare la differenza con un piccolo gesto quotidiano è un tema sul quale ci sarebbe tanto da scrivere. Le mie riflessioni a riguardo partono da un commencement speech

commencement speech fanno parte della tradizione americana: alla fine dell’anno accademico, un esponente del mondo della cultura tiene un discorso ai laureati. Lo scopo è quello di motivarli.

Alcuni di questi speech sono diventati cult, come quello che lo scrittore americano George Saunders ha tenuto ai laureati della Syracuse University nel 2013: “eccedete in gentilezza“.
Questa frase mi ha fatto capire che la gentilezza è necessaria ed è alla portata di tutti.

Gli atti di cortesia disinteressata sono rari (?)

Gli atti di cortesia disinteressata sono rari
Photo by William Doll II on Pexels.com

Saunders non ha spronato gli studenti a fare successo, soldi e una fulgida carriera. Il suo monito è stato ben diverso: “siate gentili. Perché un giorno potrete rammaricarvi di quando non lo siete stati. E perché si ricordano con più affetto le persone che sono state gentili con voi.” Quindi anch’io ti voglio chiedere di fare una differenza con una gentilezza al giorno.

Certo, la gentilezza è difficile. Non viviamo in un mondo dominato dalla gentilezza, ma proprio al contrario: ormai gli atti di cortesia disinteressata sono rari.
Vederne uno è come ammirare con i propri occhi un animale in via di estinzione: ti riempie il cuore di stupore e commozione. Pensi che la gentilezza sia scomparsa e poi ti si presenta davanti, anche sotto forma di gesto banale, semplice. Come quella volta che sul treno un ragazzo pagò il biglietto a una persona con evidenti problemi sociali ed economici, solo per non farla espellere dal controllore. Gli occhi mi si riempirono di lacrime. Quando mi ero ormai convinta di vivere sommersa dall’indifferenza e dall’egoismo di ciascuno, ecco l’altruismo fare capolino.

Un atto di gentilezza per eliminare i problemi

Un atto di gentilezza per eliminare i problemi
Photo by Giftpundits.com on Pexels.com

Potresti replicare che per essere gentili bisogna, prima di tutto, essere in pace con se stessi. Non sono d’accordo. Anche Saunders ammette che c’è un malessere di fondo: il nostro egoismo. Ma esiste la cura.

Nei mille pensieri che ingrigiscono e rattristano, bisogna mantenere sempre il campo visivo abbastanza libero da notare chi ha un’immediata necessità di noi. Ti racconto questa cosa che mi è capitata anni fa: stavo uscendo da un negozio, guardando in basso e rimuginando sui miei problemi; volevo raggiungere quanto più velocemente possibile la mia auto per tornarmene a casa. Non so come, mi sono accorta di una signora anziana sulla sedia a rotelle che non riusciva ad attraversare la strada: era sulle strisce pedonali, eppure le auto non si fermavano. Mi sono avvicinata e le ho chiesto se aveva bisogno: la signora si è illuminata e in quel secondo ha rischiarato anche i miei pensieri bui. L’ho accompagnata dall’altra parte della strada e mi ha  ringraziata, molto commossa. Quel minuto impiegato ad aiutarla mi è servito per stare meglio.

Un atto di gentilezza per disarmare gli aggressivi

George Sunders Un atto di gentilezza per disarmare gli aggressivi

Ora potresti anche commentare che in giro trovi solo dei maleducati o delle persone con la luna storta, che di sicuro non stimolano la tua galanteria. Rispondi con affabilità, perché nulla disarma di più.

Tu, con poche parole e il giusto atteggiamento, avrai interrotto quel circolo vizioso di rabbia e aggressività. Potrebbe essere quando sei alla guida, in un negozio, al telefono con l’operatore di un call centre… Tu sii gentile, per quanto dall’altra parte i toni possano farsi accesi e il volto possa diventare paonazzo: smorza la sua rabbia, evitando il muro contro muro. Rispondi con un sorriso e le parole più gentili che ti vengono in mente. Probabilmente questa persona così arrabbiata sta passando una giornata, se non una vita, problematica.

Penso agli inglesi e cerco di imitarli: sai che se viene pestato loro un piede, si scusano? Così faccio io quando mi capita, per fortuna raramente. Mi aspetto le scuse anche da chi mi ha pestata, a onor del vero, ma non sempre arrivano. E allora? Allora disinnesco, anche se sul momento mi verrebbe voglia di rincorrere il buzzurro e spiegargli un paio di cose sull’educazione. Ma trovo che questo atteggiamento dica molto su quella persona. E che il mio dica qualcosa su di me.

Fai una differenza: eccedi in gentilezza. Ma se l’eccesso non fa per te, cedi il tuo posto alla cassa a chi ha difficoltà, alzati per far sedere un anziano, ringrazia e chiedi scusa anche una volta in più del necessario. Insomma non dimenticarti di compiere un piccolo atto di gentilezza ogni giorno. Per essere, come sollecita Saunders, il meglio di ciò che possiamo essere.

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